Anche chi di noi aveva meno familiarità con i concetti di Smart Working, lavoro agile o telelavoro, dopo la pandemia da Covid-19, ha imparato ben presto a farsi un’idea di cosa significano queste espressioni che spesso vengono usate come sinonimi, ma che tecnicamente non lo sono.
Che differenza c’è, quindi, tra telelavoro e Smart Working? Il primo è lo spostamento definitivo della postazione di lavoro dalla sede aziendale alla casa del lavoratore, con le medesime condizioni, se non appunto quelle relative alla sede fisica. Lo Smart Working o lavoro agile, invece, lascia un grado di maggiore flessibilità al lavoratore in merito a location, risorse utilizzate, orari.
Quello che accomuna le due forme di lavoro ad ogni modo è la necessità di trovare nella propria abitazione zone da dedicare a questo scopo.
L’influenza della diffusione dello Smart Working sulle preferenze di chi cerca casa
La diffusione di queste tipologie di lavoro ha avuto, come si diceva, un grande slancio a partire dal 2020 a causa del tentativo di contenere i contagi da Covid-19. Questa pratica aveva comunque già preso il via da qualche anno anche per ragioni di sostenibilità ambientale, a seguito degli sviluppi tecnologici e dell’ampliamento delle infrastrutture necessarie ad abbattere in sempre più aree geografiche il digital divide.
Tutto questo non può che ripercuotersi sulle preferenze di chi cerca un’abitazione sul mercato immobiliare attuale. Questa nuova esigenza, unita a quella della ricerca di immobili con sbocchi esterni come balconi e giardini, come reazione all’esperienza dei vari lockdown, sta premiando le abitazioni più ampie e in spazi più periferici rispetto ai centri città.
Il bisogno di rendere il più confortevole possibile l’esperienza dello Smart Working, si unisce quindi a tutte le altre ragioni che rendono attualmente molto gettonata la scelta di lasciare il centro città per trasferirsi verso zone più vivibili, in cui trovare immobili più ampi e più versatili, a costi più bassi. Questo a maggior ragione per chi lavora da casa e riesce anche ad azzerare le risorse economiche e il tempo da dedicare al trasferimento verso la sede del proprio impiego.
Questo fenomeno di valorizzazione delle zone più periferiche è inoltre in prospettiva destinato ad autoalimentarsi anche dal punto di vista dei servizi che i comuni più piccoli potranno offrire: un aumento della popolazione in fuga dalla città si tradurrà in un incremento del gettito fiscale e quindi della possibilità di investire su un territorio avviato così a migliorare e diventare ancora più attrattivo.
Che cosa cerca, quindi, in un’abitazione, chi pensa di doverla utilizzare anche come luogo di lavoro? Innanzitutto una disponibilità di spazi diversi rispetto al passato recente. La presenza di un locale da dedicare a uno studio / ufficio casalingo può fare la differenza sull’esperienza di chi si trova a dover lavorare da casa. Dover ogni volta spostare le attrezzature e i materiali necessari, non avere a disposizione spazi comodi e dedicati solo a quello scopo, può rendere molto stressante la vita quotidiana.
Gli altri elementi più desiderati da ogni Smart Worker sono poi la tranquillità e la privacy. Ecco perché è meglio avere stanze da dedicare a questo obiettivo che siano posizionate lontano dai luoghi più rumorosi della casa o che almeno siano adeguatamente insonorizzate.
In generale, che esista una stanza completamente dedicata al proprio ufficio o meno, la conformazione complessiva delle abitazioni potrà essere influenzata da queste mutate esigenze: è possibile che la preferenza verso gli open space lasci spazio al ritorno a opzioni diverse, in grado di garantire maggiore privacy. Per esempio, in occasioni come le videochiamate o i meeting in streaming, un corridoio che garantisca agli altri membri della famiglia la possibilità di muoversi nella casa senza apparire sullo sfondo, può fare la differenza sul comfort di tutti.
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